Si è conclusa la fase di rilevazione dell’indagine, effettuata con il sostegno della Fondazione San Marino Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino, sul profilo culturale della popolazione della Repubblica di San Marino. È stata anche completata la realizzazione di un archivio dei dati rilevati ed è in corso la loro elaborazione. Per una interpretazione d’insieme dei risultati dell’indagine occorrerà attendere che si concludano i trattamenti statistici. Tuttavia, alcune indicazioni sono già emerse.
La popolazione sammarinese presenta, in misura crescente procedendo dagli strati più anziani verso quelli più giovani, livelli consistenti di scolarizzazione, paragonabili a quelli che si osservano nei maggiori paesi industrializzati. La distribuzione delle capacità alfabetiche (literacy, con elementi di numeracy) non segue tuttavia l’andamento della scolarizzazione. Nella popolazione sammarinese si osserva il presentarsi di tendenze regressive, che interessano anche lo strato più giovane. Si tratta di un fenomeno sul quale è in atto un vivace dibattito a livello internazionale: ci si chiede perché le competenze alfabetiche decadano più rapidamente ed in misura maggiore proprio negli strati di popolazione che hanno fruito di un periodo più esteso di istruzione scolastica. C’è una evidente contraddizione, che può essere superata solo attraverso una riflessione che investa nel complesso gli atteggiamenti e le pratiche culturali della popolazione.
Una seconda indicazione riguarda l’uso di strumenti elettronici per l’elaborazione e la comunicazione delle informazioni. I calcolatori appaiono ormai una presenza consueta nell’esperienza dei sammarinesi. All’uso dei calcolatori non si associa tuttavia una crescita, o quantomeno un rinforzo, delle competenze simboliche: sembra trattarsi più di un fenomeno di modernizzazione che di una nuova, effettiva opportunità per incrementare con competenze di lungo periodo il profilo culturale. Va nella medesima direzione la scarsa diffusione delle esperienze educative in età adulta. Se si esclude la fruizione di proposte che hanno una immediata valenza utilitaria, la popolazione adulta non appare impegnata in attività dalle quali si possa attendere un effetto di manutenzione delle competenze di base o una riorganizzazione del profilo culturale. Quello che emerge è un problema di definizione di politiche culturali tese ad ottenere effetti di medio e lungo periodo.
Di estremo interesse sono i dati che riguardano lo strato più anziano del campione rilevato (66-75 anni). È facile immaginare che si tratta dello strato che ha avuto meno opportunità di educazione formale. Tuttavia, si osserva in tale strato una considerevole propensione al pensiero produttivo (problem solving). Anche questa è un’indicazione che merita di essere approfondita: ci si potrebbe chiedere in quale misura la propensione ad un pensiero riproduttivo, frequente nelle strati più giovani, sia da collegarsi a criteri e a scelte educative.
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